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Memorial Mario Fiori (II ed.) – I brani in gara

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Ecco i sei brani, con i rispettivi autori, in gara per la seconda edizione del Memorial Mario Fiori. Clicca qui per il regolamento.

Il vincitore sarà proclamato entro le ore 12 di martedì 14 agosto. I concorrenti saranno avvisati del risultato privatamente, mentre sulla pagina Facebook “Francesco Guccini Fan Club” i brani saranno condivisi, a partire dalla detta data e per i cinque giorni successivi, ordinati dall’ultimo al primo classificato.

aggiornamento del 14 agosto 2018: in attesa della condivisione dei risultati sulla pagina, i partecipanti sono stati informati privatamente del risultato del Memorial.

Di seguito trovate i pezzi in gara. Buon Ascolto!

CLAUDIO SCISCI (6 ottobre 1979)

“Musicista per esigenze espressive, credo sia giusto essere più veri e sinceri possibile per creare qualcosa di buono…”
brano: “Buco in acqua”

__________________________________________________________________________
DAVIDE PESCETELLI (19 giugno 1988)
“Non vorrei dover scrivere la mia autobiografia; mi annoierei leggendola.”
brano: “Il faro”
__________________________________________________________________________
LUCA SCHIAPPACASSE in arte GHIRO (18 dicembre 1991)
“Il mio stile compositivo ed esecutivo si basa sull’uso della chitarra arpeggiata in fingerstyle, a volte utilizzando la chitarra come una percussione, unito a linee vocali che richiamano il cantautorato folk italiano e internazionale e a testi spesso ispirati alla letteratura e alla filosofia.”
brano: “Walden (il canto dei boschi)”

_________________________________________________________________________
GIUSEPPE DI MAIO in arte DIMASH  (12 maggio 1982)
“Cantautore, musicista, arrangiatore.
Diplomato al C.E.T. di Mogol come Compositore di musica leggera italiana nel 2007. Fonde la musica d’autore italiana a sonorità latine, si distingue per l’orecchiabolitá w l’ironia dei suoi testi. Arrivato alle fasi finali di Areasanremo 2016. Ultimo album pubblicato “A spasso fra le stelle” (Agosto 2017).”
brano: “Dj perreo en la playa”
_________________________________________________________________________
ALESSIO LEONE (23 febbraio 1990)

“Ho imparato a strimpellare la chitarra da autodidatta intorno ai 18 anni, ma la mia più grande passione riguarda la scrittura di canzoni. Penso che la canzone sia un mezzo meraviglioso per raccontare una storia.”

brano: “Minù”

______________________________________________________________________________

FERDINANDO CILIENTO in arte FERDINANDO (4 ottobre 1990)

“Il suo è un canto fuori sede. Un cantautorato 2.0 in cui l’artista fonde liberamente
le sue influenze : dalla musica d’autore alle sperimentazioni indie, dall’elettronica al pop, fino a trovare una dimensione del tutto personale.”

brano: “Il vento dell’Irpinia”

 

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“Canzone quasi d’amore”(commento di A.Morreale)

guccini_via_paolo_fabbri_43_frontQuesta lirica semplice e accattivante è dedicata, come “via Paolo F. 43” dello stesso CD, ad A. che gli darà alla luce la figlia Teresa; ma è anche -come Francesco stesso ha spiegato- uno scritto ironico sul lessico che si sceglie per scrivere una canzone, usando a volte frasi senza senso (“vuoi che dica che per le mie navi son quasi chiusi i porti ?”), ma messe là per colpire l’ascoltatore .
La POESIA, formata da 8 cinquine, è da spettacolo: rima baciata nei primi 2 v, alternata tra il 3° e il 5°, libero il 4, inoltre è visibile spesso rima a metà verso tra il 3° e il 4° (tanto/vanto, soli/voli) e nel mezzo tra il 4° e il 5° (vita/dita).
Il poeta finge di attraversare un periodo di stanca, di riflessione: “Non voglio dire cose vecchie con il vestito nuovo”.
Poi ironizza: Vuoi che ti dica che “ho i capelli più corti o che per le mie navi son quasi chiusi i porti?”, cioè cose diverse e strane, anche se la seconda frase potrebbe avere un significato recondito: non arrivo mai al traguardo, sempre in alto mare, in agitazione.
D’altronde, continua, la mia vita -similmente a quella di tutti- è costretta come le dita dei piedi, cioè a fare soltanto piccoli movimenti o a starnazzare come il tacchino.
Dichiara che ha noia e finge di avere capito che la vita è compendiata nei gesti esteriori: mangiare, bere, dormire, leggere, fare poesie,…
Una curiosità. In un discorso politico (2016) Matteo Renzi cita una frase di questa canzone di Guccini :” Non starò qui a cercare parole che non trovo per dirti cose vecchie con il vestito nuovo”.

Canzone Quasi D’Amore
Non starò più a cercare parole che non trovo 6*
per dirti cose vecchie con il vestito nuovo,
per raccontarti il vuoto che, al solito, ho di dentro
e partorire il topo vivendo sui ricordi,****
giocando coi miei giorni, col tempo…*****

O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti
o che per le mie navi son quasi chiusi i porti;
io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi,
non voglio menar vanto di me o della mia vita costretta
come dita dei piedi.. *

Queste cose le sai perché siam tutti uguali
e moriamo ogni giorno dei medesimi mali,
perché siam tutti soli ed è nostro destino
tentare goffi voli d’ azione o di parola **
volando come vola il tacchino… ***

Non posso farci niente e tu puoi fare meno,
sono vecchio d’ orgoglio, mi commuove il tuo seno
e di questa parola io quasi mi vergogno,
ma c’è una vita sola, non ne sprechiamo niente
in tributi alla gente o al sogno..

Le sere sono uguali, ma ogni sera è diversa
e quasi non ti accorgi dell’ energia dispersa
a ricercare i visi che ti han dimenticato
vestendo abiti lisi, buoni ad ogni evenienza,
inseguendo la scienza o il peccato…

Tutto questo lo sai e sai dove comincia
la grazia o il tedio a morte del vivere in provincia
perché siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni
e abbiam gli stessi mali, siamo vigliacchi e fieri,
saggi, falsi, sinceri… coglioni!

Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata?
Ti dono, se vorrai, questa noia già usata:
tienila in mia memoria, ma non è un capitale,
ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto,
che la noia di un altro non vale…

D’ altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni
e pago la mia casa, pago le mie illusioni,
fingo d’ aver capito che vivere è incontrarsi,
aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare,
bere, leggere, amare… grattarsi!

* “costretta come dita dei piedi”. ”Costretta a costretti ideali” dirà molti anni dopo.
**che si usa quando si scrive una canzone.
*** “volando come vola il tacchino” cfr. ”chi starnazza e non vuol volare” di ( ”lettera”).
***** c’è il riferimento al ”tema” del 1971 in cui diceva che avrebbe parlato del tempo.
6* strano per un “burattinaio di parole” non trovare parole.
**** “partorire il topo”,cioè una cosa piccola, insignificante.

 

Antonio Morreale

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“Canzone delle situazioni differenti” (commento di A.Morreale)

2489012La lunga intro musicale (1′ 18”), insolita per Guccini, fa presagire una situazione differente, particolare -a suo dire- “un fascinoso dialogo tra sordi”, con le caratteristiche della commedia musicale americana.
Il sound, però, non è da commedia musicale americana, ma ricalca quello in voga nel periodo degli anni ’70: è bello, lungo, acustico, ricco di effetti, con perfetta armonia tra gli strumenti e con gustabili virtuosismi vocali e musicali. La voce di Francesco, dalle originali trovate, ben si adatta ai toni bassi, come a quelli acuti. Da gustare, se possibile, ad alto volume.
Il testo presenta “una di quelle piccole modeste storie, che non sanno stare segrete, ma che non si chiamano poesie”, precisa l’autore. Ma che in realtà hanno i canoni della poesia, dico io: il numero di sillabe in ogni verso, le rime, il ritmo, le similitudini, le figure retoriche, …). Poesia in musica! Ed ha avuto per questo -tra gli altri- il premio Librex Montale “poetry for music” per la “canzone delle domande consuete”. Le strofe presentano versi a rima insolitamente incrociata (ABBA).
Cinque sono le storie e le situazioni, differenti l’una dall’altra, elencate man mano che la musica incede, e riferentesi a 5 sue donne di quegli anni: le due americane 1) Eloise Dunne (“scoprivo gli USA”) e 2) quella che col suo ballare il tip tap all’alba per le strade gli portava alla mente le commedie musicali americane (“tu non lo sai ma dentro me ridevo”). 3) La prima moglie , ossimoricamente definita, “lontana via nell’altra stanza”. 4)Una ragazza olandese (con la quale ha instaurato “il fascino di un dialogo tra sordi”), il cui nonno, famoso chissà cosa (forse architetto), era ancora in gamba ma dalla stramba concezione della vita, il patrigno un noto musicista, il padre forse era stato pittore e lei stessa figlia d’arte . 5) La ragazza di “Venerdì Santo” che usava con delicatezza il termine “donna” al posto di “cameriera”.
Forse qui è il momento di elencare tutte le donne che hanno influenzato la vita di Guccini, descritte nelle sue canzoni:
Roberta: la prima moglie. L’amica della festeggiata de “Il compleanno”, “Vedi cara”, “C. delle situazioni differenti”, “Eskimo”.
Eloise Dunn lieve invaghimento verso il 1970, per poi ritornare da Roberta: “L’orizzonte di K.D.”, “100 Pennsylvania ave”, “canzone delle osterie di fuori porta”, “c. delle situazioni differenti”.
ANGELA che dà alla luce l’unica figlia di Guccini, Teresa: “Via P.F.43”, “Farewell”, “4 stracci”, “canzone quasi d’amore” e “inutile”.
Raffaella che sposa il 21-4-2011. “Canzone delle colombe e del fiore”, “Vorrei” che le aveva dedicato nel 1996, “Certo non sai”, “stelle” (“incontrandosi e scontrandosi nel cielo dello Scorpione)”.
Betty Di Giusto (amica): “Incontro”.
ragazza di “Venerdì santo” e delle situazioni differenti.
“via dei poeti”: in questa osteria ci andava con una ragazza che le promise amore duraturo dopo avere ascoltato questa canzone, ma dopo 2 giorni lo lasciò. La stessa di “ti ricordi quei giorni?”, composta nel 1964.
“primavera ’59” : una ragazza sedicenne.

Canzone Delle Situazioni Differenti

Andammo i pomeriggi cercando affiatamento,
scoprivo gli USA e rari giornaletti. *
Ridesti nel vedermi grande e grosso coi fumetti,
anch’ io sorrisi sempre più scontento.

Poi scrissi il nome tuo versando piano sulla neve A
la strana cosa che sembrava vino , B
mi aveva affascinato il suo colore di rubino: B
perché lo cancellasti con il piede? (ass) A
La scatola meccanica per musica è esaurita, C
rimane solo l’ eco in lontananza, E
ma dimmi cosa fai lontana via nell’ altra stanza, E **
ma dimmi cosa fai della tua vita. C

O sera, scendi presto! O mondo nuovo, arriva!
Rivoluzione, cambia qualche cosa!
Cancella il ghigno solito di questa ormai corrosa
mia stanca civiltà che si trascina.

Poi piovve all’ improvviso sull’ Amstel, ti ricordi? *
Dicesti qualche cosa sorridendo;
risposi, credo, anch’io qualche banalità scoprendo
il fascino di un dialogo tra i sordi.

Tuo nonno era un grand’uomo, famoso chissà cosa,
di loro si usa dire “è ancora in gamba”.
Mi espose a gesti e a sputi quella “weltanshauung” sua stramba 6*
puntando come un indice una rosa.

Malinconie discrete che non sanno star segrete,
le piccole modeste storie mie,
che non si son mai messe addosso il nome di poesie,
amiche mie di sempre, voi sapete!
Ebbrezze conosciute già forse troppe volte:
di giorno bevo l’ acqua e faccio il saggio.
Per questo solo a notte ho quattro soldi di messaggio
da urlare in faccia a chi non lo raccoglie.

Il tuo patrigno era un noto musicista,
tuo padre lo incontravi a qualche mostra .
Bevemmo il tè per terra e mi piaceva quella giostra
di gente nelle storie tue d’ artista.

Mi confidasti trepida non so quale segreto **
dicendo “donna” e non “la cameriera”.
Tua madre aveva un forte mal di testa quella sera:
fui premuroso, timido, discreto.

E tu lontana via nell’ altra stanza, (oss)
non creder che ci sia di meglio attorno:
noi siamo come tutti e un poco giorno dopo giorno
sciupiamo i nostri oggi come ieri. 7*
Ma poi che cosa importa? Bisogna stare ai patti:
non voglio il paradiso né l’inferno.
Se a volte urlo la rabbia, poi dimentico e mi perdo
nei mondi dentro agli occhi dei miei gatti.

Uscimmo un po’ accaldati per il troppo vino nero, ***
danzammo sulla strada, già albeggiava.
Sembrava una commedia musicale americana,
tu non lo sai ma dentro me ridevo.

Sono citate 5 ragazze:
* Eloise Dunn (Usa). Ha riso nel vedere Francesco, non più ragazzino, che ancora leggeva i fumetti.
** La prima moglie.
* ragazza olandese, pittrice, figlia d’arte. Amstel: fiume che attraversa Amsterdam..
** la ragazza citata in “Venerdì Santo”, sua fidanzata per un anno.
*** ragazza americana che ballava il tip tap (in Italia tap dance).
6* “weltanshauung”:concezione della vita.
7* ” sciupiamo i nostri oggi come ieri” cfr. ”L’ oggi ha cambiato facciata, ma di quell’ieri io so” (“tango per due”), “dove è andato l’ieri, oggi se ne andrà” (“un altro giorno è andato”), “quei 4 stracci in cui hai buttato l’ieri” (“quattro stracci) e “nelle lunghe ore d’ inattività e di ieri” (“Gulliver”).

Antonio Morreale

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“Canzone per Piero” (commento di A.Morreale)

2489012Sono passati 44 anni da quando ho ascoltato per la prima volta questa canzone, eppure… sembra ieri!
E’ un classico canto gucciniano che si adatta a questo periodo di esami e di concentrazione per gli studenti. E’ stata inserita, infatti, nella prova dell’esame di stato del 2004 tra le fonti sul tema dell’amicizia motivo di ispirazione poetica nella letteratura.
“Trovo imbarazzo ma soddisfazione nel vedere il mio nome accanto a Cicerone, Dante, Manzoni, Verga” ebbe a dichiarare con la solita schiettezza Guccini.
Questi endecasillabi sciolti Francesco li ha pubblicati nel 1974, esattamente 25 anni dopo avere conosciuto Piero -nel 1949 (all’età di 9 anni)- andato a Pavana per vacanza “dopo l’inverno e l’angoscia in città” ad ammirare il Limentra e i monti sovrastanti. “25 anni son tanti e diciamo un po’ retorici che sembra ieri”.
Piero Melandri, per inciso, è il primo presidente dell’ostaria delle dame, fondata nel 1970 da un laico, Francesco Guccini e da un ecclesiastico, il domenicano fra’ Michele Casali: connubio che ha nutrito il corpo ed anche lo spirito, in quanto alcuni giovani frequentanti l’ostaria si recavano poi nella chiesa di san Domenico per confessarsi. Fra Michele ha quindi realizzato quello che Gesù diceva ai suoi apostoli: non state nel chiuso delle sinagoghe (ora chiese) ma andate ad evangelizzare il mondo.
Estremamente poetica e sofferta è la dialettica tra questi due vecchi amici di pensiero, ognuno con le proprie vedute sulla vita. Vengono raccontate le loro esperienze giovanili, le prime avventure con ragazze, le letture (Edgar Lee Master e Leopardi, soprattutto), le idee teologiche, i divertimenti, i loro progetti futuri e i pessimismi che abbondanti trasudano da questo scritto.
L’autore si rifà, forse, ad una delle 24 “operette morali” del poeta di Recanati, al dialogo tra due amici, anch’essi di pensiero, i filosofi Porfirio e Plotino. La conclusione è un invito a sopportare ciò che il destino impone all’uomo, aiutandosi l’un l’altro “per compiere nel miglior modo questa fatica della vita”.
L’influsso leopardiano è innegabile, il confronto con la realtà di ogni giorno gli fa dire: “io appena giovane sono invecchiato, tu forse giovane non sei stato mai; illusioni e parole che si son perdute con la realtà incontrata ogni giorno, il tempo ci macina, ci stritola”.
C’è il rammarico per “tutti i giorni che abbiamo sprecati”, ossimoricamente, “sdraiati al sole inseguendo la vita”. Il senso della vita che da secoli e secoli gli uomini(filosofi, scienziati,…) hanno cercato di capire, ma…”più mi chiedo e meno ho conosciuto”, chiosa Guccini.
“Cosa siamo e che senso ha mai questo nostro cammino? Io dico sempre non voglio capire, più penso più mi ritrovo questo vuoto immenso”. Non è, infatti, filosofeggiando che si trovano le soluzioni ai dubbi, le risposte alle domande.“Anche il più perfetto tra gli uomini, privo della tua sapienza, o Dio, è stimato un nulla”, chiarisce la Sacra Scrittura.
La mente umana per quanto eccellente sia, non può capire tutto se si affida solo a se stessa, ma se, umilmente, chiede aiuto al Creatore, pian piano tutto potrà essere ad essa rivelato, cioè il meraviglioso senso della vita.
“Esiste Dio?”, il punto non è questo, ma: “dimmi quale umanità vivi e ti dirò qual è il tuo Dio”, perché in qualche Dio (maiuscolo o minuscolo) crediamo. C’è il dio denaro, c’è il dio egoico, ma c’è il Dio vero, il Dio dell’amore, quello che esorta: “ama il prossimo tuo come te stesso”. Ognuno si sceglie il proprio Dio/dio e vive di conseguenza.
“Come rimedio soltanto il dormire” è un topos nelle canzoni di Guccini: “la sola dolcezza del sonno” ( C. della vita quotidiana), “ che il sonno arrivi a poco a poco” (C. per Anna), “ e mi addormento” ( Bisanzio), “la notte, e tutto via, allontanato” ( Argentina).
“Anche la terra dialogando con la luna, riconosce che l’unico conforto che sembrano avere gli uomini sia il dormire (operetta morale n° 8 di Leopardi: “Dialogo della terra con la luna”).
Bella la musica col piano di Tempera (a tratti alla Keith Tippett dei primi King Crimson) in armonia con la chitarra, col vibrafono e con gli altri strumenti.

CANZONE PER PIERO

Mio vecchio amico di giorni e pénsieri da quanto tempo che ci conòsciamo,
venticinque anni son tanti e diciamo un po’ retorici che sembra ieri.
Invece io so che è diverso e tu sai quello che il tempo ci ha preso e ci ha dato:
io appena giovane sono invecchiato, tu forse giovane non sei stato mai.

Ma d’ illusioni non ne abbiamo avute, o forse si, ma nemmeno ricordo,
tutte parole che si son perdute con la realtà incontrata ogni giorno.

Chi glielo dice a chi è giovane adesso di quante volte si possa sbagliare,
fino al disgusto di ricominciare perché ogni volta è poi sempre lo stesso.
Eppure il mondo continua e va avanti con noi o senza e ogni cosa si crea *
su ciò che muore e ogni nuova idea su vecchie idee e ogni gioia su pianti.

Ma più che triste ora è buffo pensare a tutti i giorni che abbiamo sprecati,
a tutti gli attimi lasciati andare e ai miti belli delle nostre estati.

Dopo l’inverno e l’ angoscia in città quei lunghi mesi sdraiati davanti,
liberazione del fiume e dei monti e linfa aspra della nostra età. **
Quei giorni spesi a parlare di niente sdraiati al sole inseguendo la vita, (oss.)
come l’ avessimo sempre capita, come qualcosa capito per sempre.

Il mio Leopardi, le tue teologie: “Esiste Dio ?” Le risate più pazze,
le sbornie assurde, le mie fantasie, le mie avventure in città con ragazze.

Poi quell’amore alla fine reale tra le canzoni di moda e le danze:
“E’ in gamba sai, legge Edgar Lee Masters. Mi ha detto no, non dovrei mai pensare.”
Le sigarette con rabbia fumate, i blue jeans vecchi e le poche lire,
sembrava che non dovesse finire, ma ad ogni autunno finiva l’ estate.

Poi tutto è andato e diciamo siam vecchi, ma cosa siamo e che senso ha mai questo
nostro cammino di sogni fra specchi, tu che lavori quand’io vado a letto. *

Io dico sempre non voglio capire, ma è come un vizio sottile e più penso
più mi ritrovo questo vuoto immenso e per rimedio soltanto il dormire. **
E poi ogni giorno mi torno a svegliare e resto incredulo, non vorrei alzarmi,
ma vivo ancora e son lì ad aspettarmi le mie domande, il mio niente, il mio male…

* “tu che lavori quand’io vado a letto”cfr. “Lo sento quando torno stanco e tardi alla mattina aprire la persiana“ (“Il pensionato”)
** “per rimedio soltanto il dormire” cfr. “la sola dolcezza del sonno” di “ c. della vita quotidiana”
* ogni cosa si crea su ciò che muore e ogni nuova idea su vecchie idee e ogni gioia su pianti: antitesi.
** Fiume: Limentra che scorre accanto a Pavana. I monti appenninici.

Antonio Morreale

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“Canzone della bambina portoghese” (commento di A. Morreale)

010-praia-dona-ana-tAltro giro, altra corsa, altra canzone: ”sempre uguale, sempre diversa”.
Inizia insolitamente con “E” (come “un altro giorno è andato”, “incontro”, “Farewell”, “e un giorno”) seguita da “poi”, e finisce, nell’ultimo verso, con “e poi” (come nella 2° canzone di notte ).
Guccini osserva, con la solita caratteristica ironia, che la gente “matura”, saputella e integralista si vanta orgogliosamente di conoscere la verità (a volte “fatta di formule vuote…”), il modo di agire, il comportamento corretto del vivere.
Invece, vicino al vero è arrivata una fanciulla in una spiaggia del Portogallo, di fronte all’immenso oceano Atlantico e con alle spalle tutta l’Europa (come Filemazio, ma all’opposto trovandosi quest’ultimo in oriente), attraverso una visione mistica, con cui umilmente capì che ella era un niente, un punto soltanto e, quando stava per avvicinarsi alla verità, si svegliò.
A questo punto cambia il ritmo e il contenuto e si ritorna all’argomento iniziale, facendo notare all’uomo adulto che il tempo, gli anni (l’altro ieri F. è arrivato a quota 78) sono come la folgore, come “una luce accesa e subito spenta”, o “come stanze illuminate di case intraviste di sera da dentro un treno in corsa”: un flash. E leopardianamente conclude : il problema è essere uomini, vivere.
E poi… ascoltando la MUSICA (che richiama certi effetti sonori da cinema di tensione) si apprezza il suono dei vari strumenti, in particolare quello della chitarra “parlante”, descrittiva e del pianoforte.

Canzone Della Bambina Portoghese

1° argomento:
Tante persone erano convinte di sapere la verità (specie quelle appartenenti al “movimento”, come si diceva una volta).

E poi e poi, gente viene qui e ti dice di sapere già ogni legge delle cose.
E tutti, sai, vantano un orgoglio cieco di verità fatte di formule vuote… *
E tutti, sai, ti san dire come fàre, ** Anaf
quali leggi rispettare, quali regole osservàre, qual è il vero, vero…
E poi, e poi, tutti chiusi in tante celle fanno a chi parla più forte Anaf
per non dir che stelle e morte fan paura…

2° argomento:
Il racconto di una ragazza ventenne (nella canzone:bambina) che era stata in una spiaggia portoghese con davanti l’immenso oceano Atlantico e dietro tutta l’Europa. Situazione simile a quella in cui si trovò Filemazio a Bisanzio: l’Europa alle spalle. In tali condizioni la bambina stava intuendo che la parte estrema dell’Europa non è soltanto un fatto fisico, ma potrebbe essere molto di più. Ma si sentì un nulla ( a differenza di quelli che sanno tutto).

Al caldo del sole, al mare scendeva la bambina portoghese,
non c’eran parole, rumori soltanto come voci sorprese,
il mare soltànto e il suo primo bikini amarànto, *
le cose più belle e la gioia del caldo alla pelle…

Gli amici vicino sembravan sommersi dalla voce del mare…
O sogni o visioni, qualcosa la prese e si mise a pensare,
sentì che era(lei) un punto al limite di un continente,
sentì che era un niente, l’Atlantico immenso di fronte…

E in questo sentiva qualcosa di grande
che non riusciva a capire, che non poteva intuire, 6*

che avrebbe spiegato, se avesse capito lei, quell’oceano infinito…
Ma il caldo l’avvolse, si sentì svanire e si mise a dormire
e fu solo del sole, come di mani future;
restaron soltanto il mare e un bikini amaranto…

3° argomento: la conclusione del 1°): capisci che il tempo passa molto velocemente e il vero problema è vivere.
E poi e poi, se ti scopri a ricordare, ti accorgerai che non te ne importa niente
e capirai che una sera o una stagione son come lampi, luci accese e dopo spente
e capirai che la vera ambiguità
è la vita che viviamo, il qualcosa che chiamiamo esser uomini… **
E poi, e poi, che quel vizio che ti ucciderà non sarà fumare o bere,
ma il qualcosa che ti porti dentro,
cioè vivere, vivere e poi, poi vivere (la vita)
e poi, poi vivere..

L’andamento rimico non è prestabilito: le rime (nel mezzo, infra e a fine verso) sono infatti libere.
Anaf: anafora.
* cose/vuote: assonanza.
** “ il qualcosa che chiamiamo esser uomini” cfr. “ questa cosa che chiami vita”(“lettera”).

* rima infraverso.
6* Forse con un’intuizione si può arrivare vicino alla Verità, ma senza toccarla, senza mai riuscire a metterci le mani sopra.” E qui ci si può collegare ad altre due canzoni: “La verità” e “Shomér, Ma Mi-Llailah?”.
** fare / osservare: rima nel mezzo.

Antonio Morreale

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Bisanzio (commento di A.Morreale)

Un (ma trattandosi di Guccini potremmo dire altro) capolavoro.
In “Metropolis” vengono raccontate in musica tutte le problematiche del vivere nelle varie città, con riferimenti storici e geografici. Nel caso in specie, si parla di Bisanzio(Costantinopoli, adesso Istanbul) nel periodo -il 500- dell’imperatore Giustiniano, sposo di Teodora, lussuriosa ballerina, al confine della civiltà orientale e occidentale, asiatica ed europea (il suggestivo, panoramico ponte sul Bosforo, che io nel 1976 ho attraversato, ce lo rivela), raccontata da Filemazio, filosofo, astronomo, forse saggio, quasi cieco.
Giustiniano era persona virtuosa, assetato però di gloria, collocato da Dante solo nel 2° cielo (quello di Mercurio) del paradiso per avere desiderato, appunto, più i beni materiali che quelli celesti. Ha avuto però il grande merito di risistemare tutte le leggi del diritto civile romano -“Corpus iuris civilis”- utili nei secoli successivi. Si può vedere in un affresco di Lorenzo Lotto nella stanza della signatura dei musei vaticani, mentre riceve dal giurista Triboniano il libro contenente tali leggi.
Anche se lo stesso Dante, quando fa una rampogna contro l’Italia, conclude: a cosa è servito che Giustiniano ordinasse queste leggi se poi nessuno le fa rispettare?
Filemazio e la bambina portoghese: entrambi con alle spalle l’Europa e con lo sguardo rivolto verso l’oriente il primo, verso l’occidente del mondo la seconda. Entrambi hanno delle intuizioni, delle visioni, delle verità non portate completamente a termine.
Filemazio ama il passato, teme il futuro, è confuso tra una civiltà che sta scomparendo ed una nuova che sta arrivando; “siamo di un’ era in transizione fra una civiltà quasi finita ed una nuova inconcepita” aveva già detto G. in “mondo nuovo”. Anche dal punto di vista religioso c’è un nuovo Dio, Gesù Cristo, venuto al mondo da pochi secoli, che si sta facendo conoscere tramite i suoi discepoli che hanno evangelizzato là dove sono stati diasporizzati, ad occidente e ad oriente dalla zona di origine, la Palestina.
La confusione porta Filemazio a dire: “Bisanzio è forse solo un simbolo insondabile, segreto e ambiguo come la vita” ; si copre il capo e si addormenta.
Musicalmente è molto bella.
Scarna e piacevole è la versione del 1982 registrata dal vivo alle Dame, accompagnata soltanto dalla chitarra ritmica del maestrone e da quella solista (che bravo!) di Flaco Biondini. Buona la voce di Fr. e la contro voce di Juan Carlos.

Bisanzio
Anche questa sera la luna è sorta
affogata in un colore troppo rosso e vAGO,
Vespero non si vede, si è offuscATA, 6*
la punta dello stilo si è spezzATA. 5*
Che oroscopo puoi trarre questa sera, mAGO

Io Filemazio, protomedico, matematico, astronomo, forse saggio, *
ridotto come un cieco a brancicare attorno,
non ho la conoscenza od il coraggio
per fare quest’oroscopo, per divinar responso, 10*
e resto qui a aspettare che ritorni giorno

e devo dire, devo dire, che sono forse troppo vecchio per capire,
che ho perso la mia mente in chissà quale abuso, od ozio,
ma stan mutando gli astri nelle notti d’ equinozio 11 *
O forse io, forse io, ho sottovalutato questo nuovo dio. 8*
Lo leggo in me e nei segni che qualcosa sta cambiando,
ma è un debole presagio che non dice come e quando… 12*

Me ne andavo l’ altra sera, quasi inconsciamente,
giù al porto a Bosphoreion là dove si perde *
la terra dentro al mare fino quasi al niente
e poi ritorna terra e non è più occidente:
che importa a questo mare essere azzurro o verde? 9*

Sentivo i canti osceni degli avvinazzati,
di gente dallo sguardo pitturato e vuoto… (oss)
ippodromo, bordello e nordici soldati, 7*
Romani e Greci urlate dove siete andati…
Sentivo bestemmiare in Alamanno e in Goto…

Città assurda, città strana di questo imperatore sposo di puttana,
di plebi smisurate, labirinti ed empietà, **
di barbari che forse sanno già la verità,
di filosofi e di etere, sospesa tra due mondi, e tra due ere…

Fortuna e età han deciso per un giorno non lontano,
o il fato chiederebbe che scegliesse la mia mano, ma… (r. ipermetra)

Bisanzio è forse solo un simbolo insondabile,
segreto e ambiguo come questa vita,
Bisanzio è un mito che non mi è consueto, (anaf)
Bisanzio è un sogno che si fa incompleto,
Bisanzio forse non è mai esistita
e ancora ignoro e un’ altra notte è andata,
Lucifero è già sorto, e si alza un po’ di vento,
c’è freddo sulla torre o è l’ età mia malata,
confondo vita e morte e non so chi è passata…
mi copro col mantello il capo e più non sento,
e mi addormento, mi addormento, mi addormento… **

Le rime sono alternate, baciate, infraverso e una ipermetra(non lontANO / la mia mANO, ma).
Oss: ossimoro
Anaf:Anafora. Bisanzio ripetuto più volte ad inizio verso.
6*E’ il pianeta Venere, che emana molta luce; viene chiamata stella. Compare al tramonto col nome di Vespero (stella della sera), poi perde luminosità, per riacquistarla vicino all’alba prendendo il nome di Lucifero (stella del mattino).
5* Sono 3 segni di brutto presagio: la luna rossa, l’assenza di Vespero e la punta della penna che si spezza.
*Stretto del Bosforo: un ponte collega due parti della città, quella orientale e quella occidentale.
* Filemazio: filosofo minore, oltre che protomedico, ecc
** “e mi addormento” cfr. “per rimedio soltanto il dormire” di “ Canzone per Piero”, “dormo anch’io” di “Black-out”, ” la sola dolcezza del sonno” di “C. della vita quotidiana” “e il sonno arrivi a poco a poco” di (C. per Anna).
7* nordici: Celti, come dice Guccini, che hanno schiacciato romani e greci.
8* Nuovo Dio: Cristo.
9* Azzurro e verde: i colori politici dei partiti di quel tempo.
10* Che oroscopo puoi trarre questa sera, Filemazio? “Non ho la conoscenza per capire la volontà degli dei e quindi aspetto che arrivi il nuovo giorno”.
11* Equinozio: dì e notte hanno la stessa durata: in un giorno (di solito il 21) di marzo e di settembre (di solito il 22). La processione degli equinozi è la rotazione della terra attorno alla verticale (come la trottola).
12* Presagio: preavviso sul determinarsi di eventi futuri.
** Empietà: Città irrispettosa delle cose sacre.

Antonio Morreale

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Amerigo (commento di A. Morreale)

Questa canzone è dedicata al prozio Enrico, emigrato verso il 1911, come dice lo stesso titolo, in America. È quello, bassino, in piedi nella foto dell’album “Radici”.
“Quand’io l’ho conosciuto, o inizio a ricordarlo, era già vecchio” (perché a quei tempi s’invecchiava prima), “allora non andavo ancora a scuola” prosegue Francesco. Morì nel 1963 (all’età di 76 anni) quando lui ne aveva 23.
Il protagonista, nato nel 1887, è emigrato come tanti, nei primi anni del 1900 (“aveva il viso dei 20 anni”) nel continente nuovo. Lo aspettava un lavoro duro e faticoso e già sentiva l’odore d’olio e di mare che fa il porto francese di Le Havre (da cui probabilmente è salpato): un anticipo di quello della polvere di carbone della miniera in cui doveva andare a faticare.
Nell’immaginario comune l’America di allora era: il presidente Roosevelt e il suo decreto sulle forze armate, i denti bianchi come la carta patinata, Paperino (nato proprio là), “provincia dolce, mondo di pace”, gli attori (Humphrey Bogart, Ingrid Bergman,… ) dei film storici (Casablanca, Fort Apache, Gunga Din,…), il sogno, la novità.
Si lascia immaginare cosa ha provato Amerigo alla vista di New York: i grattacieli contro i castagni dell’Appennino, il groviglio di strade contro la semplicità del suo paese, il vociare contro il silenzio della sua montagna, l’incomprensibile inglese contro il suo familiare dialetto.
Egli immaginava l’America: un mondo nuovo, un “mondo di pace”. Invece …è stato solo un sogno, la realtà era completamente diversa, era: ”perduto paradiso” (che richiama alla mente il “Paradiso perduto” di John Milton pubblicato nel XVII° secolo che tratta l’episodio biblico della cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden), “nevrosi lenta, fatica uguale mattina e sera”, nella miniera sudore d’antracite, assieme ad altri emigrati italiani, negri, irlandesi, polacchi. Finché tornò, come fanno molti: “con pochi soldi e giovinezza ormai finita”, con qualche parola americana (“raif” trasformando il vero nome: “rifle” o “ton”, in realtà “tonne”) e con un’ernia, il cui dolore veniva lenito da quello strano cinto dall’aspetto di una fondina.
Essendo ritornato anziano nel paese d’origine, Fr. non lo ricorda bene, ma -qua è il punto cruciale- dato che è un suo discendente, geneticamente e di conseguenza somaticamente gli somiglia: “ERA IL MIO VOLTO”, anche perchè immedesimandosi nella sua storia lo considera un suo alter ego. Come alter ego erano p.e. Palomar per Calvino, Vitangelo Moscarda per Pirandello,…
Il problema dell’emigrazione è stato affrontato anche da Giovanni Pascoli in “Italy”, una poesia di 450 versi endecasillabi uniti in terzine a rima incatenata come la “Divina commedia”, scritta all’inizio del 1900. Si parla di una famiglia da lui conosciuta, emigrata in America che,dopo tanto tempo, ritorna perchè la figlia, la piccola Molly (nata in Ohio e che conosce solo l’inglese), affetta da tosse tisica si spera possa guarire respirando l’aria del natìo paese dei genitori. Qui i compaesani cercano di farsi capire dicendo qualche parola in inglese (Sweet…, never,… ), c’è chi dice Mèrica per dire America, ma la bambina rispondeva sempre: “Bad Italy! Bad Italy!”, probabilmente volendo significare: “L’italia è cattiva perchè costringe gli italiani ad espatriare”.
Anche Francesco vuole rendersi conto di persona del “sogno americano” tanto in voga negli anni ’40-’70 da recarsi nel continente nuovo (assieme ad Eloise Dunn), da cui però subito è tornato indietro.
Sentita l’interpretazione vocale, ottima l’esecuzione musicale, anche nel “live acustico” di “Se io avessi..”.

Amerigo

Probabilmente uscì chiudendo dietro a se la porta verde, *
qualcuno si era alzato a preparargli in fretta un caffè d’ orzo.
Non so se si girò, non era il tipo d’ uomo che si perde
in nostalgie da ricchi, e andò per la sua strada senza sforzo.

Quand’io l’ ho conosciuto, o inizio a ricordarlo, era già vecchio
o così a me sembrava, ma allora non andavo ancora a scuola.
Colpiva il cranio raso e un misterioso e strano suo apparecchio,
un cinto d’ ernia che sembrava una fondina per la pistola.

Ma quel mattino aveva il viso dei vent’anni senza rughe
e rabbia ed avventura e ancora vaghe idee di socialismo,
parole dure al padre e dietro tradizione di fame e fughe
e per il suo lavoro, quello che schianta e uccide: “il fatalismo”.

Ma quel mattino aveva quel sentimento nuovo per casa e madre (anaf.)
e per scacciarlo aveva in corpo il primo vino di una cantina
e già sentiva in faccia l’ odore d’ olio e mare che fa Le Havre,
e già sentiva in bocca l’ odore della polvere della mina.

L’ America era allora, per me i G.I. di Roosevelt, la quinta armata, **
l’ America era Atlantide, l’ America era il cuore, era il destino, (anaf)
l’ America era “Life”, sorrisi e denti bianchi su patinata, *
l’ America era il mondo sognante e misterioso di Paperino.

L’ America era allora per me provincia dolce, mondo di pace,
perduto paradiso, malinconia sottile, nevrosi lenta, (ass)
e Gunga-Din , Ringo, gli eroi di Casablanca e di Fort Apache, **
un sogno lungo il suono continuo ed ossessivo che fa il Limentra. 6*

Non so come la vide quando la nave offrì New York vicino,
dei grattacieli il bosco, città di feci e strade, urla, castello
e Pavana un ricordo lasciato tra i castagni dell’ Appennino,
l’ inglese un suono strano che lo feriva al cuore come un coltello.

E fu lavoro e sangue e fu fatica uguale mattina e sera,
per anni da prigione, di birra e di puttane, di giorni duri, 7*
di negri ed irlandesi, polacchi ed italiani nella miniera,
sudore d’ antracite in Pennsylvania, Arkansas, Texas, Missouri.

Tornò come fan molti, due soldi e giovinezza ormai finita,
l’ America era un angolo, l’ America era un’ ombra, nebbia sottile,
l’ America era un’ ernia, un gioco di quei tanti che fa la vita, 5*
e dire “boss” per capo e “ton” per tonnellata, “raif” per fucile.

Quand’io l’ ho conosciuto o inizio a ricordarlo era già vecchio,
sprezzante come i giovani, gli scivolavo accanto senza afferrarlo
e non capivo che quell’uomo era il mio volto, era il mio specchio
finché non verrà il tempo in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo,
finché non verrà il tempo in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo,
finché non verrà il tempo in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo

anaf. : anafora
La poesia è formata da 10 quartine (nell’ultima si ha la ripetizione dell’ultimo verso per tre volte).
La rima è ABAB. Per 9 volte si ha “l’America”, ripetuta anaforicamente per 5 versi di seguito.

*La canzone inizia insolitamente con un avverbio. Anche Leopardi inzia “L’infinito” con un avverbio (“Sempre”).
* *Presidente americano e il suo decreto sulle forze armate. Gi(governament issued:fornitura governativa,cioè personale arruolato nell’esercito).
La quinta armata: the Fifth Army.
* carta patinata, cioè liscia e lucida, come certe riviste. “Life”: settimanale americano. I cartoni di Paperino ideati dall’ americano Walt Disney.
** E’ un film del 1939 basato sul poema omonimo di Kipling. Gunga Din un portatore d’acqua indiano che sacrifica la sua vita per salvare soldati britannici. L’ultimo verso è : «Sei un uomo migliore di quanto io sia, Gunga Din!».
“Ringo” film.
“Forte apache”, film di Jhon Ford.
“Casablanca”, film di Michael Curtiz.
5* “un gioco di quei tanti” invece di “uno dei tanti giochi”.
6*Spettacolare è la frase: ” un sogno lungo il suono…”
7*Solo a lui può venire in mente di fare rimare “duri” con “Missouri”. Notare, inoltre, la bravura del poeta nel fare rimare (solo acusticamente) “pace con apache” e assonare “lenta con Limentra”.

Antonio Morreale

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