“Canzone quasi d’amore”(commento di A.Morreale)

guccini_via_paolo_fabbri_43_frontQuesta lirica semplice e accattivante è dedicata, come “via Paolo F. 43” dello stesso CD, ad A. che gli darà alla luce la figlia Teresa; ma è anche -come Francesco stesso ha spiegato- uno scritto ironico sul lessico che si sceglie per scrivere una canzone, usando a volte frasi senza senso (“vuoi che dica che per le mie navi son quasi chiusi i porti ?”), ma messe là per colpire l’ascoltatore .
La POESIA, formata da 8 cinquine, è da spettacolo: rima baciata nei primi 2 v, alternata tra il 3° e il 5°, libero il 4, inoltre è visibile spesso rima a metà verso tra il 3° e il 4° (tanto/vanto, soli/voli) e nel mezzo tra il 4° e il 5° (vita/dita).
Il poeta finge di attraversare un periodo di stanca, di riflessione: “Non voglio dire cose vecchie con il vestito nuovo”.
Poi ironizza: Vuoi che ti dica che “ho i capelli più corti o che per le mie navi son quasi chiusi i porti?”, cioè cose diverse e strane, anche se la seconda frase potrebbe avere un significato recondito: non arrivo mai al traguardo, sempre in alto mare, in agitazione.
D’altronde, continua, la mia vita -similmente a quella di tutti- è costretta come le dita dei piedi, cioè a fare soltanto piccoli movimenti o a starnazzare come il tacchino.
Dichiara che ha noia e finge di avere capito che la vita è compendiata nei gesti esteriori: mangiare, bere, dormire, leggere, fare poesie,…
Una curiosità. In un discorso politico (2016) Matteo Renzi cita una frase di questa canzone di Guccini :” Non starò qui a cercare parole che non trovo per dirti cose vecchie con il vestito nuovo”.

Canzone Quasi D’Amore
Non starò più a cercare parole che non trovo 6*
per dirti cose vecchie con il vestito nuovo,
per raccontarti il vuoto che, al solito, ho di dentro
e partorire il topo vivendo sui ricordi,****
giocando coi miei giorni, col tempo…*****

O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti
o che per le mie navi son quasi chiusi i porti;
io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi,
non voglio menar vanto di me o della mia vita costretta
come dita dei piedi.. *

Queste cose le sai perché siam tutti uguali
e moriamo ogni giorno dei medesimi mali,
perché siam tutti soli ed è nostro destino
tentare goffi voli d’ azione o di parola **
volando come vola il tacchino… ***

Non posso farci niente e tu puoi fare meno,
sono vecchio d’ orgoglio, mi commuove il tuo seno
e di questa parola io quasi mi vergogno,
ma c’è una vita sola, non ne sprechiamo niente
in tributi alla gente o al sogno..

Le sere sono uguali, ma ogni sera è diversa
e quasi non ti accorgi dell’ energia dispersa
a ricercare i visi che ti han dimenticato
vestendo abiti lisi, buoni ad ogni evenienza,
inseguendo la scienza o il peccato…

Tutto questo lo sai e sai dove comincia
la grazia o il tedio a morte del vivere in provincia
perché siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni
e abbiam gli stessi mali, siamo vigliacchi e fieri,
saggi, falsi, sinceri… coglioni!

Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata?
Ti dono, se vorrai, questa noia già usata:
tienila in mia memoria, ma non è un capitale,
ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto,
che la noia di un altro non vale…

D’ altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni
e pago la mia casa, pago le mie illusioni,
fingo d’ aver capito che vivere è incontrarsi,
aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare,
bere, leggere, amare… grattarsi!

* “costretta come dita dei piedi”. ”Costretta a costretti ideali” dirà molti anni dopo.
**che si usa quando si scrive una canzone.
*** “volando come vola il tacchino” cfr. ”chi starnazza e non vuol volare” di ( ”lettera”).
***** c’è il riferimento al ”tema” del 1971 in cui diceva che avrebbe parlato del tempo.
6* strano per un “burattinaio di parole” non trovare parole.
**** “partorire il topo”,cioè una cosa piccola, insignificante.

 

Antonio Morreale

Per visualizzare integralmente i contenuti della sezione “Van Loon – la rubrica di A. Morreale” CLICCA QUI

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